{"id":953,"date":"2020-04-17T21:00:56","date_gmt":"2020-04-17T19:00:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.parrocchiavillanovadelbattista.it\/site\/wpita\/?page_id=953"},"modified":"2020-04-17T21:06:49","modified_gmt":"2020-04-17T19:06:49","slug":"presentazione-del-libro-prof-angino","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.parrocchiavillanovadelbattista.it\/site\/wpita\/presentazione-del-libro-prof-angino\/","title":{"rendered":"Presentazione del libro Prof. Angino"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Premessa<br>L\u2019impossibilit\u00e0 del professore Francesco Barra dell\u2019Universit\u00e0 di Salerno ad essere presente a questa manifestazione, fa cadere su di me il compito e l\u2019onere di presentare e relazionare su questo lavoro realizzato, come gi\u00e0 \u00e8 stato anticipato da chi mi ha preceduto, nell\u2019ambito della sperimentazione dell\u2019autonomia scolastica.<br>Un lavoro che ha come oggetto la storia di Villanova del Battista vista nella triplice valenza <strong>storica, economica e sociale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 la prima storia di Villanova e, non sar\u00e0 l\u2019ultima, mi auguro, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 ancora tanto da scoprire e da valorizzare: gli archivi sono miniere che attendono di essere sfruttate.<br>La ricerca storica \u00e8 un campo inesauribile, basta avere la volont\u00e0 e la costanza di percorrerlo, di rovistare e cercare nei piccoli archivi parrocchiali e comunali o nei grandi archivi dello Stato e in quelli notarili.<br>Chi si immerge nella ricerca storica, prima o poi vedr\u00e0 il suo impegno premiato, perch\u00e9 una volta che il ricercatore si \u00e8 abituato a convivere con la polvere, sfogliando registri e documenti che da secoli giacciono sepolti e indisturbati negli scaffali, riporter\u00e0 alla luce notizie inedite e interessanti.<br>La ricerca che la scuola ha fatto va proprio nella direzione di stimolare e suscitare l\u2019interesse e la curiosit\u00e0 di qualche,valente giovane villanovese ad allargare l\u2019orizzonte delle conoscenze e degli eventi del proprio paese, a cercare di colmare i tanti vuoti che ancora permangono nella storia di questo paese.<br>Questo lavoro ha colmato alcuni vuoti, ha permesso di trovare altri tasselli di un mosaico che attende di essere completato.<br>Non mi soffermer\u00f2 sulla bont\u00e0 o meno di questa iniziativa, perch\u00e9 come insegnante di questa scuola sono parte in causa, per cui potrei apparire agli occhi di chi mi sta ascoltando come un Cicero pro domo sua.<br>Passo, quindi, subito ad illustrare i punti salienti del libro la cui impostazione si fonda su alcuni aspetti nodali essenziali alla comprensione del processo storico, economico e sociale villanovese.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>IL NOME<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Intanto c\u2019\u00e8 da notare che forse per nessun altro paese si sono coniati nel corso dei secoli tanti nomi: Pulcarino, Polcarino, Porcarino, Purcarino, Palumbinum, Villanova, Villanova del Battista.<br>Come mai? E\u2019 l\u2019interrogativo che ci poniamo e che altri si sono posto prima di noi.<br>In effetti alcuni nomi sono solo lievi varianti formali, dovute evidentemente alla mano dei copisti, degli amanuensi, di quelli che, con terminologia ufficiale erano detti scrivani e che operavano nelle Corti dei Principi e dei Re e che mal interpetando le parole scritte a mano da altri, cercavano di trascriverle con la migliore approssimazione possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Altre varianti sono sostanziali e sono da giustificare col fatto che, come con autorevolezza sostiene il professore Barra nella prefazione, il paese prendeva nome dall\u2019attivit\u00e0 prevalente dei suoi abitanti, che era quella di allevatori di porci.<br>Quando tra la fine del 1500 ed i primi anni del 1600 il numero degli abitanti aumenta ed il paese si ingrandisce, nasce Villanova, il paese nuovo che si distingue da quello vecchio, nato nei secoli precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli abitanti del luogo in pratica, stanchi di essere chiamati porcarinesi o purcarinesi termini che facilmente si prestavano allo scherno da parte degli abitanti dei paesi circostanti, diventano villanovesi: questo avviene quando signori di Villanova sono i Magnacervo.<\/p>\n\n\n\n<p>La fede dei Villanovesi in San Giovanni Battista poi fa il resto.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i tanti nomi c\u2019\u00e8 anche Palumbinum, in effetti ancora oggi c\u2019\u00e8 la Contrada di Serro Palumbo, ma ci\u00f2 non giustificherebbe il supposto primitivo nome dato al paese, anche se un Palumbo \u00e8 realmente esistito, ma nei documenti lo troviamo solo a cominciare dai primi anni del \u2018600, quando Villanova esiste da secoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Tanti sono gli argomenti affrontati nel libro: si parte dalla situazione attuale con la descrizione della natura del territorio, della popolazione, delle caratteristiche dell\u2019economia e si va alle origini per avanzare nel tempo di feudatario in feudatario; si parla delle abitazione e della vita sociale senza trascurare la figura della donna la cui opera \u00e8 spesso considerata marginale e ininfluente ai fini storici; della formazione del catasto onciario del 1740-42 che insieme alle decisioni della Commissione Feudale sulla divisione del demanio occupa numerose pagine, perch\u00e9 la sentenza della Commissione feudale del 24 maggio 1809 e la conseguente, successiva transazione del 1811 tra il Marchese Giovanni Battista Ossorio ed il Comune sono la madre di tutti i guai di Villanova.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la chiesa locale svolge un ruolo determinante nella storia del paese, sia dal punto di vista spirituale che economico, in quanto essa usufruisce di una dote costituita da Pirro del Balzo e poi rimpinguata da un altro Principe, dote che consiste in una cospicua somma di danaro e in 63 tomoli di terreno ubicati in diverse contrade.<br>Questo sar\u00e0 motivo di scontri e dispute che vedranno protagonisti arcipreti, feudatari e popolo, ognuno teso a reclamare strenuamente i propri diritti veri o supposti che siano.<\/p>\n\n\n\n<p>Di rilievo sono anche le pagine relative al trasferimento di un buon numero di contadini a Stornarella, in Provincia di Foggia, e quelle sugli eventi degli ultimi 200 anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro si chiude con una ricerca sul dialetto e con una raccolta di ninne nanne, canti, indovinelli e giochi.<\/p>\n\n\n\n<p>Pochi, ma sostanziali, sono i punti chiave della storia villanovese, uno di questi risale al <strong>1459,<\/strong> quando un suo signore, il gi\u00e0 citato Pirro del Balzo, essendosi il paese quasi completamente spopolato a causa di un violento terremoto di qualche anno prima, decide di accogliere nel suo feudo una colonia di Schiavoni provenienti dalle coste della Dalmazia.<br>Non \u00e8 la prima volta che popolazioni balcaniche sono costrette a fuggire dalle loro terre.<br>La Penisola Balcanica \u00e8 da sempre una terra tormentata e sconvolta, perch\u00e9 strategicamente appetibile nello scacchiere dell\u2019Europa sud orientale e compressa tra cristiani, musulmani e slavi.<br>Il fenomeno dell\u2019emigrazione forzata di massa non \u00e8 di oggi e nemmeno di ieri, \u00e8 un fenomeno che trova la sua giustificazione sia nella natura e nella cultura di quel groviglio di popoli diversi per fede, tradizioni, lingue, in lotta perenne fra di loro, sia nelle mire espansionistiche di potenze imperialistiche europee ed asiatiche.<br>Nascono, risorgono, si incrementano cos\u00ec tanti paesi del Meridione d\u2019Italia, Greci, Ginestra degli Schiavoni, Piana degli Albanesi, Villanova.<\/p>\n\n\n\n<p>Pirro del Balzo non \u00e8 un benefattore, come si potrebbe immaginare, che magnanimamente apre le porte del suo feudo agli Schiavoni, dietro il suo gesto c\u2019\u00e8 un motivo economico, e l\u2019economia \u00e8 uno dei motori della storia. Pirro del Balzo, dichiarandosi padrone di tutto il tenimento di Villanova, pretende dai nuovi arrivati decima, terraggio e casalinaggio.<br>Ma Pirro del Balzo non \u00e8 nemmeno un principe qualsiasi, nemmeno sua moglie, Maria Donata Del Balzo Orsini, che tra i tanti feudi possiede dal 1454 anche quello di Montaguto, \u00e8 una principessa qualsiasi: ha due cognomi non perch\u00e9 uno proprio ed uno acquisito con il matrimonio, ma perch\u00e9 appartiene ad una famiglia che da secoli ha il privilegio di fregiarsi del nome illustre degli Orsini e dei Del Balzo, due lignaggi potenti, signori della guerra, assegnatari di feudi, di castelli, di terre in cui vivono genti che essi non conoscono, che non hanno mai visto prima e forse non vedranno mai, ma delle quali sanno tutto attraverso i loro esosi ed esigenti amministratori ed agenti.<br>Dicevo: Pirro del Balzo e la consorte non sono principi qualsiasi, sono ambedue potenti ed i loro beni spaziano dalla Puglia alla Campania. Il loro matrimonio \u00e8 allietato dalla nascita di due leggiadre bambine, Isabella ed Isotta Ginevra: Isotta va sposa a Pietro de Guevara, conte di Ariano e Gran Siniscalco del Regno, Isabella sposa Federico D\u2019Aragona, figlio del re Ferdinando I e futuro re di Napoli.<br>Ed \u00e8 proprio Federico d\u2019Aragona ad ereditare nel 1487 il feudo di Polcarino e quello di Montaguto insieme a numerosi altri della Baronia di Flumeri.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di feudi piccoli, ma strategicamente importanti, perch\u00e9 con le loro posizioni dominanti ed i loro castelli fortificati costituiscono ottimi punti di avvistamento, di controllo e di difesa del territorio vallivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Passano gli anni, punteggiati e segnati da calamit\u00e0 di ogni genere, guerre, epidemie, terremoti, carestie.<br>Tremenda \u00e8 l\u2019epidemia del 1656 che segna un secondo crollo, dopo quello del 1456, della popolazione residente che si riduce al censimento del 1669 a 17 fuochi, poco pi\u00f9 di 80 abitanti, i quali miracolosamente scampati alla peste, impauriti e disarmati si nascondono nei boschi e si interrogano sulla loro sorte e sul loro futuro.<br>Ma la paura non \u00e8 solo quella delle guerre e delle pestilenze, \u00e8 anche quella degli esattori rapaci e degli amministratori incontentabili: c\u2019\u00e8 da fare i conti con una quarantina di tipi di imposte, tra quelle dirette e quelle indirette, in pratica il signore locale \u00e8 padrone di tutto ed a lui si paga, si potrebbe dire, anche l\u2019aria che si respira.<br>A Villanova la situazione \u00e8 ancora pi\u00f9 tragica perch\u00e9, come ho accennato, al Principe spetta sia il terraggio, sia la decima che gravano sui terreni concessi ai contadini, sia ancora il casalinaggio o jus solari che grava sui suoli edificabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Che cosa fanno i Governanti a livello nazionale o periferico per risollevare o alleviare la triste sorte delle masse contadine e proletarie \u00e8 facile immaginarlo: assolutamente niente in quanto il Regno di Napoli \u00e8 solo una inesauribile riserva di uomini e di animali per le continue guerre che depauperano ulteriormente una terra per tanti versi gi\u00e0 penalizzata dalla mancanza di industrie, dallo scarso slancio commerciale e dalle condizioni di abbandono delle campagne.<br>I Governanti pensano soltanto ad imporre tasse e dogane, a concedere ed a revocare privative, a manipolare le monete e ad alterare i cambi, a fissare donativi per le spese pi\u00f9 futili e frivole.<br>La condizione di semischiavit\u00f9 in cui per secoli sono costretti a vivere i Villanovesi sembra cessare nel 1811, quando gli Amministratori Comunali (il sindaco Pietro Paolo Iorizzo ed i Decurioni) vengono a quella che essi ritengono una onorevole convenzione con il Marchese Giambattista Ossorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Marchese si impegna a liberare i cittadini villanovesi dal peso esorbitante della decima e del terraggio, il Comune in cambio rinuncia a vantaggio del Marchese ai suoi diritti sul Bosco di 243 tomoli e su altri terreni che gli sono stati assegnati dalla Commissione Feudale appena due anni prima.<br>A vantaggio di chi \u00e8 andato questo accordo?<br>Apparentemente a vantaggio di tutti i Villanovesi, in realt\u00e0 a vantaggio delle sole persone pi\u00f9 facoltose e benestanti sulle quali gravava il terraggio e la decima, essendo esse sole concessionarie delle terre del Principe.<br>Ci\u00f2 sar\u00e0 motivo di dispute aspre e accese che di tanto in tanto riesplodono, come avviene durante il Fascismo quando un altro Iorizzo, il notaio Federico presenta al Sottoprefetto di Ariano una denuncia in cui si afferma che, a suo giudizio, il Comune ha consegnato al Marchese il Bosco in cambio di niente, dato che le decime ed i terratici ceduti dallo stesso Marchese al Comune, legalmente non potevano essere trasferiti, in quanto con altro atto notarile di quasi duecento anni prima un altro Marchese se ne era gi\u00e0 spogliato assegnandoli alla chiesa parrocchiale nella persona dell\u2019arciprete.<br>Ne scaturisce un giudizio civile che vede coinvolti cittadini, Comune e Arcipretura, sul quale il libro che oggi viene presentato, sulla scorta di documenti di archivio e senza entrare nel merito di questioni eventualmente ancora aperte e pendenti, cerca di fornire lumi esclusivamente sotto il profilo storico e dei fatti acclarati e consacrati in atti pubblici.<\/p>\n\n\n\n<p>La comunit\u00e0 villanovese \u00e8 messa a dura prova anche da funesti e ricorrenti eventi calamitosi: oltre a quelli gi\u00e0 citati, voglio ricordare il terremoto del 1930, anno in cui Villanova paga un elevato tributo in termini umani e materiali.<br>Morti, macerie, rovine, sfaldamento di sentimenti e di amicizie, annientamento di intere famiglie, legami per sempre spezzati.<\/p>\n\n\n\n<p>Esaminando in dettaglio la struttura ed il contenuto di questa opera \u00e8 possibile rilevare che il lavoro \u00e8 stato fatto seguendo due precise direttrici: ricerca e rielaborazione di notizie gi\u00e0 raccolte nei secoli da altri studiosi (Ricca, D\u2019Amato, Silano, De Luca, Vittorio Caruso ed altri ancora), analisi dei documenti che sono stati reperiti negli archivi, sia in quelli parrocchiale e comunale, sia in quelli di Stato.<br>Forse qualche volta ci si \u00e8 dimenticati di citare la fonte da cui si sono attinte le notizie, lo faccio adesso, dando il giusto merito ad ognuno degli studiosi citati.<br>Del resto la ricerca storica consiste anche in questo: nel seguire e approfondire strade aperte da altri e nel tracciare nuovi percorsi su cui altri si incammineranno: nessuno nel campo della ricerca storica pu\u00f2 invocare o vantare diritti di privativa o di esclusiva, perch\u00e9 le porte degli archivi e delle biblioteche sono aperte a tutti e gli atti, i documenti e gli scritti che in essi si conservano sono patrimonio comune.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo libro, accanto agli eventi della grande storia, rivivono i fatti della piccola storia locale, legati alla vita quotidiana delle persone, delle famiglie e della comunit\u00e0. In questo libro rivive la storia dei feudatari e dei vassalli, dei sindaci e dei cittadini comuni, dei parroci e dei loro fedeli, dei priori e degli iscritti alle confraternite, dei realisti e dei carbonari, dei rivoluzionari e dei conservatori, categorie opposte di uomini che, comunque, compiono azioni spesso interdipendenti che contribuiscono allo sviluppo progressivo della Universitas di Pulcherino prima e di Villanova poi e al graduale processo attraverso il quale un popolo da servo della gleba si evolve e si emancipa fino a conquistare la superiore consapevolezza di essere diventato una comunit\u00e0 solidale per comunanza di ideali, di principi, di cultura e di diritti inalienabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Piccoli passi fatti da una comunit\u00e0 che si evolve e acquista coscienza man mano che si sente sempre pi\u00f9 solidale di fronte alle prove della vita, siano esse di ordine politico e sociale, o di ordine naturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi, cittadini del Terzo Millennio, non riusciamo nemmeno ad immaginare quanta sofferenza, quanti sacrifici, quanta fatica, quanta laboriosit\u00e0, quanta nobilt\u00e0, nel senso pi\u00f9 elevato del termine, ci siano stati nel mondo e nella vita dei nostri progenitori che in questo libro tornano a vivere con i loro volti bruciati dal sole e scavati dalla fatica e dalla sofferenza.<br>Sono per la maggior parte contadini e pastori, artigiani e braccianti, \u00e8 un\u2019intera comunit\u00e0 che lavora, che soffre, che spera, che si abbatte, che si rianima e torna a sperare, una comunit\u00e0 che fa il proprio dovere, pagando le tasse, che ricorre ai Tribunali per l\u2019affermazione dei propri diritti, che convive con il terraggio, con il focatico, con le rivele, con il catasto, con gli abusi ed i soprusi.<br>Uomini e donne che hanno imparato a condividere nel tempo l\u2019amore per la casa dei padri, il ricordo struggente della loro patria lontana, l\u2019attaccamento alla terra, ai boschi, alla loro contrada, alle misere abitazioni, agli amici, alle tradizioni, ai proverbi, ai canti, ai sapori, ai colori di questo piccolo angolo di mondo e del cuore.<br>Un flusso ininterrotto di donne e di uomini \u00e8 passato per questo luogo giungendo fino a noi e contribuendo alla costruzione di questa realt\u00e0, di questo edificio umano, sociale, politico, religioso e culturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi \u00e8 andato via, ha portato con s\u00e9 ed ha conservato sempre nel cuore il desiderio irresistibile e insopprimibile del nostos, del ritorno alla casa del padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Con questo Itinerario storico, economico e sociale la Scuola Media di Villanova ha dato voce ad uomini rimasti muti per secoli, ha dato un volto ben definito ad ombre che per migliaia o centinaia di anni hanno vagato incerte per le strade, le vie e le contrade di questo paese che n\u00e9 guerre, n\u00e9 cataclismi, n\u00e9 pestilenze sono riuscite a demolire, perch\u00e9 nel cuore e nella mente dei superstiti \u00e8 prevalsa ogni volta la consapevolezza dell\u2019appartenenza ad una comunit\u00e0 ben delineata dalla quale sarebbe stato impossibile staccarsi per andare a mettere radici altrove.<\/p>\n\n\n\n<p>Un messaggio di speranza e di fede che dagli antenati \u00e8 stato trasmesso alle generazioni di oggi e che queste hanno il dovere di consegnare immutato alle generazioni future.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PremessaL\u2019impossibilit\u00e0 del professore Francesco Barra dell\u2019Universit\u00e0 di Salerno ad essere presente a questa manifestazione, fa cadere su di me il compito e l\u2019onere di presentare e relazionare su questo 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