{"id":1240,"date":"2020-07-13T19:33:25","date_gmt":"2020-07-13T17:33:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.parrocchiavillanovadelbattista.it\/site\/wpita\/?page_id=1240"},"modified":"2020-07-13T19:33:26","modified_gmt":"2020-07-13T17:33:26","slug":"feste-e-ricorrenze","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.parrocchiavillanovadelbattista.it\/site\/wpita\/feste-e-ricorrenze\/","title":{"rendered":"FESTE e RICORRENZE"},"content":{"rendered":"\n<p>di <strong>Paola E. Silano <\/strong>(tratto dal libro: <strong><em>Tra lingua, storia e folclore di Villanova del Battista<\/em><\/strong>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#e1e472\"><strong>GENNAIO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quanno jennaro lu vole f\u00e0, pure li puorci face smurscinij\u00e0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>6 gennaio: Epifania<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La Befana, simbolo di Madre Natura, \u00e8 la vecchia che giunta alla fine dell\u2019anno pu\u00f2 anche morire. Prima di soccombere, per\u00f2, regala qualcosa, vale a dire i semi che le permetteranno di rinascere a primavera.<\/p>\n\n\n\n<p>A Villanova, il massimo che i bambini potevano in passato aspettarsi come dono per l\u2019Epifania, era qualche dolcetto, magari nella calza appesa al camino.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>14 gennaio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questo giorno, per un\u2019antichissima tradizione villanovese, si osserva un digiuno di penitenza per essere liberati dagli effetti nefasti di fulmini e tuoni, \u00e8 il cosiddetto \u201c<em>Lu riun\u2019 ri li tr\u00f2nele<\/em>\u201d. \u00c8 consentito solo un frugale pasto a base di pane e acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Il<strong> 17 gennaio<\/strong>, il giorno di <strong>S. Antonio Abate<\/strong>, ha inizio il lungo periodo del Carnevale, che si protrae fino alla Quaresima.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Sant\u2019Antuono mascher\u2019e suono<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il<strong> 20 gennaio <\/strong>\u00e8 giorno dedicato a<strong> S. Sebastiano<\/strong>. A Villanova non si fa festa, ma secondo la tradizione bisogna osservare delle regole ben precise: il 20 gennaio non si ammazza il maiale e non si lavora la sua carne, altrimenti tutto andr\u00e0 a male; non si travasa il vino altrimenti diventer\u00e0 aceto. Il giorno della settimana in cui capita in un dato anno S. Sebastiano (luned\u00ec, marted\u00ec\u2026), sar\u00e0 per tutto quell\u2019anno giornata in cui valgono le regole menzionate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#e5ee8e\"><strong>FEBBRAIO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Febbraro curt\u2019e amaro, si febbraro nun fibbrarea, marzo male penza<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Si febbraro fusse tutto, ferrasse pure lu vin\u2019and\u00f2 ri vutte<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ventuno Febbraro nott\u2019e ghjuorn\u2019appara.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Carnevale<\/strong>, nel medioevo, cominciava gi\u00e0 a Santo Stefano, poi la Chiesa poco alla volta riusc\u00ec a posticiparlo, cos\u00ec l\u2019inizio si assest\u00f2, pi\u00f9 o meno ovunque, al 17 gennaio, giorno di S. Antonio Abate. Viene comunemente considerato la reinterpretazione cristiana di una festa che segnava il passaggio da un anno all\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>In passato, il periodo di Carnevale era molto atteso nel nostro paese, perch\u00e9 portava divertimento, spensieratezza e allegria. Il 17 gennaio, un <em>bannitore<\/em> col <em>treppito<\/em> annunciava per le strade l\u2019inizio dei festeggiamenti. Quasi ogni sera, in particolare il gioved\u00ec e la domenica, giornate in cui si riusciva persino a mangiare un po\u2019 di carne, i giovani e i ragazzi, radunatisi per le strade, scherzavano e ballavano al suono di fisarmoniche e organetti; i bambini giravano per le case a chiedere qualcosa da mangiare, recitando questa cantilena:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Carnu\u00e0le carnualicchio,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>rammi na cocchia ri savizicchij<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e si nu mme ri bbuo\u2019 ra\u2019<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>che si pozzena \u2018nfracita\u2019.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 bene precisare che le donne non partecipavano a nessun divertimento pubblico e che dovevano arrivare almeno gli anni Sessanta perch\u00e9 si aprisse per loro qualche spiraglio di libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno di Carnevale, di marted\u00ec grasso, si faceva la sfilata, a cui partecipavano grandi e piccoli, mascherati alla meglio. Infatti, ci si travestiva con gli indumenti dei propri famigliari o conoscenti, e poich\u00e9 erano i maschi a festeggiare, si sceglievano quasi sempre vestiti da donna.<\/p>\n\n\n\n<p>Il culmine della sfilata era il processo a <em>Carnu\u00e0le,<\/em> un fantoccio di paglia ammanettato, scortato da due carabinieri e trainato su di un carro. Il processo si svolgeva in piazza, davanti alla chiesa madre dedicata all\u2019Assunta, ma detta di<em> San Giuann\u2019 ammonte<\/em>, e vi partecipavano <em>attori <\/em>che impersonavano il giudice, l\u2019accusa e la difesa. Si coglieva allora l\u2019occasione per mettere in risalto aspetti negativi della vita paesana, facendo riferimenti precisi a eventi e persone reali. Naturalmente, la conclusione era sempre un giudizio di morte per <em>Carnu\u00e0le<\/em>, condannato al rogo. Suo boia, per un lungo periodo, fu Lorenzo Silano (vissuto tra Ottocento e Novecento, <em>grande esperto<\/em> in incantesimi vari, nei quali si cimentava dopo aver consultato un vecchio librone), che si tingeva volto e mani con polvere di carbone e da l\u00ec il soprannome \u201c<em>caravone<\/em>\u201d. Il processo a Carnevale \u00e8 un rito piuttosto comune in Italia, che attesta la volont\u00e0 delle piccole comunit\u00e0 di operare una specie di catarsi collettiva, prima attraverso una sorta di esame di coscienza e poi accanendosi contro un capro espiatorio.<\/p>\n\n\n\n<p>A Carnevale si mangiavano scarti di carne del maiale con la <em>minest\u2019acchiatizza<\/em>; frittata con peperoni all\u2019aceto e salsiccia affettata; <em>pizz\u2019a lu chingh<\/em> e <em>strufoli<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Pizz\u2019a lu ching<\/em><\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Era un pane che non si conservava, ma si preparava di volta in volta perch\u00e9 buono da mangiare solo se caldo. Nell\u2019impasto c\u2019era farina di granturco, sale e acqua bollente, volendo si poteva aggiungere un po\u2019 di sugna e qualche <em>cicola <\/em>(i pezzettini non sciolti del lardo messo a friggere). Si cuoceva sul fuoco del caminetto in un apposito tegame di terracotta, detto appunto <em>lu ching<\/em>, chiuso con un coperchio di alluminio (su cui si poteva apporre altra brace).<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Minest\u2019acchiatizza e carne ri puorco<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La <em>minest\u2019acchiatizza<\/em> \u00e8 l\u2019insieme di verdure spontanee, raccolte nei terreni non coltivati, messe a bollire e poi immerse con aglio e peperoncino nel brodo di cottura di cotenna, orecchio, zampe, costolette, pancetta, guance, coda e salsicce di cotechino di maiale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La minest\u2019acchiatizza<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>stuta la cannela<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e mpana la pizza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questa <em>srufetta<\/em> si riferisce al fatto che la <em>minest\u2019acchiatizza<\/em> \u00e8 verdura trovata nel terreno e quindi mischiata a tante erbe, difficile da pulire completamente. Allora, lo \u201c<em>stuta la cannela<\/em>\u201d (spegni la candela) vuol dire che non bisogna andare troppo per il sottile nel mangiarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>2 febbraio<\/strong> \u00e8 il giorno della <strong>Candelora<\/strong>, sopravvivenza di un\u2019antica festa dei Celti, che agli inizi del mese celebravano la festa della \u201cLuna rinascente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>A cannelora, viern\u2019asciuto fora; si chiov\u2019e tira viento, viern\u2019\u00e8 ancora rinto. Risponne la vecchia arraggiata: \u201cStac\u2019ancora qua\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A cannelora, viern\u2019asciuto fora, ripara l\u2019ereva pi lu vuovo ca la pecora si la trova.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Si diceva un tempo, in tante parti d\u2019Italia come qui da noi, che nel giorno della Candelora l\u2019orso si affacciava dalla tana: se vedeva bel tempo, ritornava dentro, se vedeva che il tempo era cattivo, usciva.<\/p>\n\n\n\n<p>E ancora, si credeva che se in questa giornata c\u2019era il sole, sarebbero seguite 40 giornate di mal tempo, se invece pioveva, sarebbero seguite 40 giornate di sole.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel giorno della Candelora, in chiesa si benedicono le candele, che si accendono all\u2019inizio della messa e si spengono dopo la lettura del Vangelo. Esse sono portate a casa e riaccese, come forma di protezione, quando ci si ammala, se c\u2019\u00e8 un forte temporale e se qualcuno si trova in punto di morte. Le candele possono anche essere regalate agli infermi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>3 febbraio<\/strong> \u00e8 il giorno di <strong>San Biagio<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel passato di Villanova, in chiesa, in questo giorno si benediceva la gola, a cui si apponevano due candele incrociate.<\/p>\n\n\n\n<p>San Biagio \u00e8 il protettore della gola perch\u00e9 si racconta che una sua benedizione salv\u00f2 un bambino che stava soffocando per colpa di una lisca che gli si era conficcata in gola.<\/p>\n\n\n\n<p>La giornata del <strong>29 febbraio<\/strong>, ogni 4 anni, fa s\u00ec che l\u2019anno sia bisestile. Al tempo dei Romani, il giorno aggiunto da Giulio Cesare al calendario, cadeva nel sesto giorno dalle Calende di marzo, cos\u00ec esso venne detto <em>bisextus<\/em> e l\u2019anno <em>bisexstilis<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>A Villanova, come avviene un po\u2019 dappertutto, l\u2019anno bisestile \u00e8 considerato funesto (<em>Bisesto, anno funesto<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#e5f09b\"><strong>MARZO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Marzo sicco massaro ricco, nun tanto sicco si no palicco<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Marz\u2019 lu prim\u2019 nureco ti fazzo, aprile roije norech\u2019a file<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Marzo pazzerello, guarda il sole e prendi l\u2019ombrello<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Se marzo\u2019ngrogna, face zumb\u00e0 pil\u2019e ogna<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Finito il carnevale, si entra nel periodo della <strong><em>Quaresima<\/em><\/strong>, aperto dal <strong><em>Mercoled\u00ec delle ceneri<\/em><\/strong>. In questa giornata, a Villanova, si osserva il digiuno e l\u2019astinenza; nel pomeriggio si celebra la messa delle \u201cSacre Ceneri\u201d. La cenere utilizzata dal prete per segnare la fronte dei fedeli, \u00e8 quella che si ricava bruciando i ramoscelli di ulivo benedetti nel giorno della Domenica delle Palme dell\u2019anno precedente.<\/p>\n\n\n\n<p>Anticamente, durante la Quaresima, si osservavano scrupolosamente i fioretti che ognuno proponeva per se stesso e nessuno mangiava carne per quaranta giorni; ora questa regola si osserva almeno il venerd\u00ec, giornata in cui si ricorda in chiesa la passione di Cristo con il rito della Via Crucis.<\/p>\n\n\n\n<p>Un tempo in ogni famiglia del paese si costruiva, secondo il gusto e la creativit\u00e0 personali, la <em>Quarantana<\/em>, una bambola di pezza (piuttosto bruttina, rassomigliante a una vecchia) appesa all\u2019esterno della casa; ad essa si apponeva una patata nella quale erano infilate sette penne di gallina.<\/p>\n\n\n\n<p>Le penne simboleggiavano le 7 settimane della Quaresima cos\u00ec ogni domenica se ne toglieva una. L\u2019ultima penna si sfilava nel giorno di Pasqua. Quest\u2019usanza, comune in molte parti d\u2019Italia, dovrebbe essere la <em>cristianizzazione<\/em> della figura pagana di una vecchia decrepita che simboleggiava l\u2019anno giunto alla fine.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>19 marzo: S. Giuseppe<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel giorno di S. Giuseppe, ma anche in quelli dell\u2019Immacolata, di S. Lucia, di S. Giovanni del Colera, di S. Caterina e dell\u2019Annunziata, il popolo villanovese si riuniva di sera accanto a grandi fal\u00f2 rionali. La legna era raccolta nelle case e la brace, poi, ridistribuita. Un palo centrale poteva costituire il fulcro del cumulo, attorno al quale, mentre il legname ardeva, si faceva un po\u2019 di baldoria; il rito religioso consisteva nella celebrazione della messa durante il giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Attorno al fal\u00f2 si abbrustolivano legumi, castagne e patate, si beveva vino e si ballava. Ora, i ragazzi che ancora si divertono a fare i fal\u00f2, arrostiscono salsicce, bistecche e castagne.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>25 marzo: L\u2019 Annunziata<\/strong><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Lu juorno ri l\u2019Annunziata, si lu cuc\u00f9lo nunn\u2019\u00e8 turnato, o sta \u2018ngalera o sta malato<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cuculo, allora, annunciando la Primavera, per noi \u00e8 un indicatore dell\u2019arrivo del bel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#d7e6a4\"><strong>APRILE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Abbrile chiove chiove, maggio un\u2019e bbona, luglio manc\u2019 uoglio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quatt\u2019 abbrilante, juorni quaranta<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>1\u00b0 aprile<\/strong> \u00e8 riconosciuto un po\u2019 ovunque giornata di scherzi: <strong><em>il pesce d\u2019aprile<\/em><\/strong>. Forse si \u00e8 scelto questo giorno, considerato tradizionalmente infausto, per esorcizzare attraverso giochi e scherzi le negativit\u00e0 ad esso intrinseche. L\u2019immagine del pesce, inoltre, potrebbe essere legata all\u2019idea di fecondit\u00e0 in un momento di rigenerazione e rinnovamento ad inverno finito, oppure \u00e8 pi\u00f9 semplicemente simbolo del Cristo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il clima della giornata del <strong>4 aprile<\/strong> determiner\u00e0, secondo una credenza, quello dei giorni che seguono: se fa freddo si avranno quaranta giorni di cattivo tempo; se fa caldo si avranno quaranta giorni di bel tempo. Il 4 aprile si seminano le verdure dell\u2019orto.<\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>Pasqua<\/strong> \u00e8 una festa mobile, infatti cade la domenica successiva al plenilunio che segue l\u2019equinozio di primavera. Pu\u00f2 capitare dal 22 marzo al 25 aprile. Il periodo pasquale, a Villanova come in tutta l\u2019Irpinia, \u00e8 molto denso di attivit\u00e0 e riti.<\/p>\n\n\n\n<p>Un proverbio locale dice \u201c<em>Parma \u2018mpossa, gregna \u2018ndrossa\u201d<\/em>, cio\u00e8 se piove nel giorno della domenica delle Palme ci sar\u00e0 un buon raccolto di grano.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel giorno della Domenica delle Palme, si benedicono in chiesa le \u201cpalme\u201d (i rami d\u2019olivo), che a volte sono intrecciati in ghirlande o uniti a fronde di alloro e ad altri fiori (primule gialle, mimose, violette, narcisi). Dopo la benedizione, i contadini portano dei rametti nei campi coltivati, con l\u2019augurio che ci possa essere un\u2019abbondate produzione di frutti; i rametti benedetti sono regalati, conservati in casa o offerti ai defunti nel cimitero. Le \u201cpalme\u201d non si buttano mai e quando sono secche si possono bruciare; la cenere \u00e8 sparsa nei campi o al cimitero, oppure \u00e8 data al prete che l\u2019utilizza il mercoled\u00ec delle ceneri.<\/p>\n\n\n\n<p>In passato, i giovani Villanovesi prima facevano benedire in chiesa, sull\u2019altare, una palma vera e propria o un semplice rametto d\u2019ulivo, poi vi appendevano un oggettino d\u2019oro (tra la curiosit\u00e0 di tutte le donne presenti in chiesa), quindi lo regalavano alla fidanzata. A Villanova, per Pasqua si prepara <em>lu saburco<\/em>, il sepolcro. Semi di cereali e legumi si fanno germinare al buio, in vasi o cassette; il gioved\u00ec santo si mettono in chiesa davanti al tabernacolo e l\u00ec restano fino alla fine delle festivit\u00e0 pasquali. Anche se questi germogli simboleggiano la resurrezione di Cristo, essi sono probabilmente legati a ritualit\u00e0 pagane. Le campane <em>s\u2019attaccavano<\/em> il gioved\u00ec santo a mezzogiorno e <em>si scioglievano<\/em> il sabato santo a mezzogiorno. In questi giorni, allora, le funzioni religiose erano annunciate non dalle campane, ma da<em> r\u00e0gane<\/em> e <em>tr\u00e0ccole<\/em>, suonate dal banditore per le strade. La sera del venerd\u00ec santo, per il paese sfilava una processione molto commovente; si portava a spalla una bara di vetro con la statua del <em>Cristo morto<\/em> all\u2019interno e dietro seguiva la figura dell\u2019Addolorata, velata e vestita di nero. I bambini avevano in mano candele accese inserite in contenitori colorati. Il ritmo era dato dal suono di <em>r\u00e0gane<\/em> e <em>tr\u00e0ccole<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Per ottenere un buon raccolto di patate, bisogna interrarne i tuberi nel giorno di Sabato Santo. In passato, a Villanova, mentre si sentiva il suono delle campane finalmente \u201csciolte\u201d alle ore 12 del sabato santo, i contadini scuotevano, <em>ziculiavano<\/em>, i rami degli alberi per far s\u00ec che portassero tanti frutti. Nello stesso momento, si facevano muovere i primi passi ai neonati, per favorirne la crescita, bambini e adulti si inginocchiavano per baciare la terra e i ragazzi prima strofinavano la suola delle scarpe chiodate con l\u2019erba <em>ri sferracavalli<\/em> (che, col suono delle campane, li avrebbe fatti diventare leggeri e veloci), poi giravano per le case con l\u2019organino per chiedere qualcosa in dono. Sempre di sabato santo, il parroco andava a benedire le abitazioni; in esse spesso era preparata una cesta piena di uova, taralli e biscotti a cui si chiedeva una benedizione specifica. I giovani, invece, la notte del sabato, <em>portavano le serenate<\/em> con l\u2019organetto, mentre le mamme delle ragazze promesse spose, la mattina dopo, si recavano a casa del fidanzato con la <em>c\u00f2scina<\/em> piena di cose da mangiare e regalini personali.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante la Quaresima, un po\u2019 per la miseria, un po\u2019 per l\u2019astinenza veramente osservata, si mangiava pasta fatta in casa (condita solo con sale), cicerchie, scagnozza e grano cotto senza condimento. Durante la settimana Santa, piatti tipici erano <em>la pizza di bietole e alici, la pizza con le cipolle e i taralli noviluno<\/em> (un uovo per ogni tarallo). Il venerd\u00ec santo, giorno in cui era ed \u00e8 <em>vietata<\/em> la carne, si preparava <em>la pizza con le alici, spaghetti aglio e olio e broccoli di rape<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>La tradizione dell\u2019uovo pasquale \u00e8 di sicuro legata ad arcaici riti primaverili poi <em>cristianizzati<\/em> (uovo prima simbolo del cosmo, del rinnovamento periodico della natura, del ciclo delle rinascite, e poi simbolo della resurrezione).<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>L\u2019ove che nsi rumpon\u2019 a Pasqua nun si rumpono cchi\u00f9<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Qui da noi, le uova entrano a pieno titolo in tante ricette della tradizione legate al periodo pasquale, come <em>le<\/em> <em>pastette, li pipatielli,<\/em> <em>la pizza chiena o casatiello, la pupa e lu pizz\u2019panaro<\/em>, preparate durante la settimana santa, ma consumate dal sabato in poi. <em>Pupa e pizz\u2019panaro<\/em> erano le antiche \u201cuova di pasqua\u201d da regalare ai bambini. Erano fatti con l\u2019impasto del pane o dei taralli; <em>la pupa<\/em>, aveva la forma di una bambola e <em>lu pizz\u2019panaro<\/em> era una specie di cestino col manico; all\u2019interno di entrambi c\u2019era un uovo sodo intero.<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina di Pasqua, a colazione, si mangiava qualcosa che in quella casa, il giorno prima, il prete aveva benedetto. Poi <em>si accunzavano tante cuppatelle<\/em> con cibi vari da donare ai parenti pi\u00f9 anziani. Si andava a messa e, a pranzo, si potevano gustare <em>cavaiju\u00f2li<\/em> di ricotta e pollo con patate.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel periodo pasquale le Confraternite organizzavano Rappresentazioni sacre, in particolare il venerd\u00ec santo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>25 aprile: San Marco<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>A Villanova si dice: \u201c<em>A Santu Marc\u2019, chiant\u2019 affin\u2019 and\u00f2 l\u2019acqua<\/em>\u201d. Questo proverbio vuol dire che entro tale data, anche se la terra \u00e8 molto bagnata, si possono seminare varie colture: fagioli, ceci, zucche, granturco, cicerchie, miglio, lenticchie e meloni.<\/p>\n\n\n\n<p>Si dice pure: \u201c<em>A Santu Marc\u2019, l\u2019acqua sparte<\/em>\u201d, per indicare il fatto che in questo periodo non piove dappertutto, ma a zone.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019ultimo sabato di aprile<\/strong> \u00e8 il giorno dell\u2019<strong>Incoronata<\/strong> <strong>a Zungoli<\/strong>; i Villanovesi, la domenica seguente, si recano a piedi nella chiesa del convento di San Francesco a Zungoli.<\/p>\n\n\n\n<p>A Villanova, la settimana prima e la settimana che segue il giorno dell\u2019Incoronata sono considerate il periodo giusto per seminare il granturco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#d7f2b7\"><strong>MAGGIO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Maggi\u2019 urtulano, vinni lu vuov\u2019e accatta ru grano<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Maggio nunn\u2019accatt\u00e0 e di festa nun ti spus\u00e0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il mese di maggio \u00e8 dedicato alla Madonna<\/strong>. Ci\u00f2 ha origine nel fatto che, nell\u2019antica Roma, il primo giorno di maggio si venerava la dea Maia, una Grande Madre raffigurata con una lunga veste ed un serpente in mano; i riti di \u201ccalendimaggio\u201d, celebrando il trionfo della primavera, erano comunque diffusi un po\u2019 in tutta Europa. Nel secolo XVI, la Chiesa riusc\u00ec a cristianizzare queste feste pagane, sovrapponendovi, appunto, il culto della Madonna.<\/p>\n\n\n\n<p>A Villanova, riguardo al<strong> 1 maggio<\/strong> si dice che se \u00e8 donna la prima persona vista per strada, appena svegli, si incontreranno serpenti per tutto l\u2019anno; se si vede un uomo, si incontreranno altri rettili.<\/p>\n\n\n\n<p>In quanto mese delle purificazioni, i Romani anticamente sconsigliavano le nozze a maggio (ma forse la credenza \u00e8 legata ad antichi riti in favore dei <em>Lemures<\/em>, i morti precoci), consuetudine che a Villanova \u00e8 stata rispettata fino a tempi recenti. Qui da noi la credenza originaria \u00e8 stata trasformata per\u00f2 nel convincimento che a maggio non ci si sposa perch\u00e9 \u00e8 il mese in cui si accoppiano gli asini: \u201c<em>Maggio, mese ri li ciucci<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ascensione <\/strong>(ricorre il quarantesimo giorno dopo Pasqua)<\/p>\n\n\n\n<p>Si credeva a Villanova che, durante questa notte, gli ammalati di scabbia disposti a rotolarsi nudi sulla <em>manna<\/em> caduta proprio nel giorno dell\u2019Ascensione in un campo seminato, potevano guarire. Inoltre, se a mezzanotte si riempiva un barile d\u2019acqua ad una fonte con un unico cannello, l\u2019acqua si sarebbe trasformata in olio.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel giorno dell\u2019Ascensione si pu\u00f2 chiedere del latte ad un massaro; se questi lo nega, si avvera la maledizione: \u201c<em>Chi pozza rivinta\u2019 cuculo<\/em>\u201d (Che tu possa diventare un cuculo), riferita alla leggenda secondo la quale Ges\u00f9 fece diventare cuculo il pastore Canercio che gli neg\u00f2 un po\u2019 di latte.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pranzo tipico villanovese di questa giornata \u00e8: <em>Maccheroni al latte<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><strong><em>Maccaruni cu ru latt\u2019<\/em><\/strong><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Si prepara la <em>lachena<\/em>, la sfoglia, con farina, sale e acqua; si ricavano tanti <em>tagliolini<\/em> che si cuociono in una pentola colma di latte e un po\u2019 d\u2019acqua (bollenti) con aggiunta di prezzemolo, sale e olio. Una volta cotti, i tagliolini si mangiano immersi nel liquido di cottura.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>8 maggio: San Michele<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il Lill\u00e0 o Serenella,<em> Syiringa vulgaris<\/em>, l\u2019alberello con i fiori a grappolo, bianchi o lilla e profumati, \u00e8 detto a Villanova <em>fiore di San Michele<\/em>, perch\u00e9 in genere fiorisce entro l\u2019otto maggio, giorno dedicato a questo santo.<\/p>\n\n\n\n<p>Le ciliege <em>maggiaiole o di San Michele<\/em> sono le prime a maturare, anche se il frutto \u00e8 piccolo e piuttosto insapore.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>17 maggio<\/strong>: <strong>San Pasquale Baylon<\/strong>. In Irpinia, questo santo si invocava cos\u00ec:<\/p>\n\n\n\n<p><em>San Pasquale Bailonne<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Protettore delle donne<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>famm\u2019ave\u2019 nu bellu marito<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>janco, russ\u2019e sapurito.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il<strong> 22 maggio<\/strong> \u00e8 il giorno dedicato a <strong>Santa Rita<\/strong>; a Villanova si benedicono le rose in chiesa e si conservano essiccate per tutto l\u2019anno. Se vengono immerse in un po\u2019 d\u2019acqua tiepida, si dice che hanno un\u2019azione terapeutica per i problemi agli occhi. La benedizione delle rose trova fondamento nel miracolo di Santa Rita, la quale in punto di morte chiese e ricev\u00e9 in dono una rosa, fiorita in pieno inverno, sotto la neve.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019ultimo venerd\u00ec di maggio<\/strong> si partiva da Villanova in <strong>pellegrinaggio<\/strong> verso l\u2019<strong>Incoronata di Foggia<\/strong>. Il viaggio durava tre giorni e in genere si andava e si ritornava a piedi; qualcuno addirittura era scalzo e per penitenza si poteva anche non toccare cibo. Le due notti si trascorrevano a <em>lu Pagliarone<\/em>, un capannone abbandonato verso Castelluccio dei Sauri. Arrivati al santuario, si facevano attorno all\u2019edificio tre giri (<em>li tre turnijej<\/em>); dentro ci si segnava la fronte con l\u2019olio santo e si partecipava alla messa; quando si andava via, non si dovevano volgere le spalle al santuario.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi andava col <em>tra\u00ecno<\/em> poteva anche proseguire verso <strong>il santuario di San Michele sul Gargano<\/strong><em>. <\/em>La comitiva, che partiva all\u2019alba tra i saluti di quasi tutto il paese, portava appresso molte cose caricate sugli asini (cibo, tegami, ombrelli, coperte), perch\u00e9 il viaggio totale poteva durare anche una settimana. Durante il tragitto si intonavano litanie religiose o gli stessi canti che accompagnavano il lavoro nei campi. Il ritorno era annunciato da una specie di staffetta; chi era rimasto in paese si radunava per accogliere i pellegrini e sfilare tutti insieme, compresi gli asini infiocchettati, fino alla chiesa, dove si riceveva la benedizione del prete.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pellegrinaggio a monte Sant\u2019Angelo sul Gargano \u00e8 antichissimo, infatti il santuario di san Michele Arcangelo fu costruito tra il VII e l\u2019VIII secolo ed ebbe Longobardi, Celti e Anglosassoni tra i suoi devoti. La figura del santo aveva assunto molti attributi degli dei guerrieri della mitologia germanica ed il santuario, secondo la leggenda, fu eretto vicino alla grotta in cui San Michele era apparso pi\u00f9 volte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#cef2b9\"><strong>GIUGNO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Giugno falce in pugno<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La festa del <strong>Corpus Domini<\/strong> cade prevalentemente a giugno. A Villanova, ora come in passato, si fa una processione per le strade del paese e, lungo il percorso, prima del passaggio dell\u2019ostensorio, si lanciano petali di vari fiori (rose, caprifogli, papaveri e ginestre) raccolti in cestini. Il prete si ferma agli altarini preparati dai fedeli dei vari rioni, l\u00ec si prega e si omaggiano le icone di Ges\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Il<strong> 13 giugno<\/strong>, giorno dedicato a <strong>S. Antonio<\/strong>, dopo la messa, viene benedetto il pane, poi distribuito ai presenti. Una statua della chiesa di Villanova raffigura il santo con un pezzo di pane in mano, in ricordo del <em>miracolo del pane dei poveri<\/em> (una donna ricev\u00e9 per intercessione di S. Antonio il miracolo della risurrezione del figlio morto annegato e, in ringraziamento, promise di distribuire pane ai poveri). In passato, il Villanovese che aveva ricevuto una grazia (la guarigione per intercessione di S. Antonio) per 13 mesi portava come abito un saio.<\/p>\n\n\n\n<p>I gigli bianchi, qui da noi, sono chiamati di <em>Sant\u2019Antonio<\/em>, perch\u00e9 sbocciano proprio in questo periodo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>24 giugno: S Giovanni Battista.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questa festa \u00e8 molto popolare in Occidente perch\u00e9 la devozione a S. Giovanni Battista si \u00e8 sovrapposta agli antichissimi riti del solstizio d\u2019estate, periodo sacro che metteva in comunicazione il mondo visibile col mondo invisibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno della nativit\u00e0 di S. Giovanni Battista \u00e8 una data importante per Villanova perch\u00e9 questo santo \u00e8 il patrono e il protettore del paese. In un passato piuttosto lontano, il giorno 23 era vigilia e nella notte tra il 23 e il 24 si officiava la messa. La processione si faceva solo in chiesa, dove si baciava un\u2019immagine di S. Giovanni in culla e nell\u2019atto di compiere il primo miracolo. In seguito, il giorno 23, per un certo periodo e dopo il 1866, si port\u00f2 in processione la statua di S. Giovanni dalla chiesa omonima alla chiesa parrocchiale; il 16 luglio la statua era riportata nella sua collocazione abituale.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso della mattinata del 24, lungo la via della <em>Meoccia<\/em>, si svolgeva una grande fiera del bestiame, mentre le strade del centro abitato erano piene di bancarelle. I <em>massari<\/em> offrivano in chiesa, in onore di S. Giovanni, formaggio e ricotta e poi si benedicevano gli animali che erano sistemati sotto i muraglioni della chiesa. Sembra che un certo Giuseppe Iuorio invent\u00f2 il cosiddetto \u201czampillo\u201d, vale a dire un aggeggio che aspergeva automaticamente il bestiame. In seguito, la benedizione fu impartita o direttamente nelle stalle o lungo le strade, dove gli animali erano legati ai <em>mulinielli<\/em>, o anche davanti alla chiesa. Come in tutte le occasioni di festa, si organizzavano giochi, palii e gare di corse col sacco e, invece di mangiare come al solito <em>farinata<\/em> di granturco, si preparava la polenta di farina bianca, che era una delle poche <em>concessioni<\/em> alimentari possibili. Tutti i fidanzati regalavano alle innamorate una <em>cuppata<\/em> di noccioline, biscotti, taralli e torroni. <em>&nbsp;<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nella notte di S. Giovanni, gli sposi mettevano in acqua all\u2019aria aperta (<em>a la sirena<\/em>) un cardo a cui era stata tagliata l\u2019estremit\u00e0 e bruciacchiato tre volte. Se prima dell\u2019alba veniva ritrovato fiorito, se ne traevano buoni auspici; se non rifioriva era presagio di cattivo augurio. Lo stesso rito pu\u00f2 essere eseguito da una ragazza che vuole conoscere il suo destino in amore. Queste credenze naturalmente affondano in quella comunione tra mondo reale e sovrannaturale cui si \u00e8 accennato, comunione che ha dato anche origine alle leggende sul gran Sabba delle streghe sotto il Noce di Benevento.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 24 giugno, allora, giorno magico per eccellenza, si raccolgono a Villanova le noci per la preparazione del liquore <em>nocino<\/em>. Le noci devono essere in tutto 24, raccolte prima che sorga il sole; se si aspetta il sorgere del sole, le noci non avranno pi\u00f9 l\u2019effetto benefico della <em>manna<\/em> che cade su di esse proprio in quel giorno, prima che albeggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Si credeva anche che se questa <em>manna<\/em> caduta sulle colture era dolce, gli insetti che la toccavano morivano; se era amara, volavano via.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mele dette, a Villanova, <em>di S. Giuanni<\/em>, maturano per il 24 giugno e sono verdi o gialle, piccole e dolci; <em>li peruni ri San Giuanni<\/em>, gialli e ovali, maturano per la stessa data; la coccinella viene chiamata in dialetto: \u201cvola vola San Giuanni\u201d. Dice un detto: <em>Vola vola San Giuanni, lassa lu cucch\u2019e se n\u2019abbola.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Vola vola San Giacchino<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>piglia lu sacch\u2019e va lu mulino<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>vola vola Santo Nicola<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>piglia lu libbro e va a la scola<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>vola vola San Giuann\u2019<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>t\u2019uo\u2019 fa\u2019 stu vol\u2019 auann\u2019?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>29 giugno: San Pietro e Paolo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ancora ij\u00e8 ver\u00e8 la serpe, gi\u00e0 chiam\u2019a Santupaolo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A Villanova si dice che chi nasce oggi \u00e8 \u201cincantatore di serpenti\u201d: questa persona non potr\u00e0 mai ricevere danno dai serpenti che incontrer\u00e0 sul suo cammino. La credenza \u00e8 legata al miracolo di San Paolo che, morso da una serpe, non ne risent\u00ec minimamente.<\/p>\n\n\n\n<p><em>A Santu Pietro: o verde o sicch\u2019, mi\u00e9til\u2019<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il proverbio dice che entro questa data \u00e8 bene mietere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#d0f2ae\"><strong>LUGLIO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Siemini quanno vuoi ch\u00e9 a luglio mieti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>2 luglio: Madonna delle Grazie<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sembra che in questo giorno <em>li farricielli<\/em> colpiscano spesso il territorio di Villanova, cos\u00ec come avvenne tanto tempo fa, quando una fortissima grandinata distrusse tutto il raccolto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>10 luglio: Santa Felicita<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In passato a Villanova era usanza recarsi in pellegrinaggio alla chiesa di Santa Felicita verso Rocca San Felice.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si faceva notare ad un contadino che aveva tracciato male i solchi, questi soleva rispondere: <em>L\u2019addrizza n\u2019acqua ri Santa Felicita<\/em>, per indicare una forte pioggia di luglio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>16 luglio: Madonna del Carmelo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel passato di Villanova, in questo giorno, si facevano una fiera e una festa abbastanza importanti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Li peruni ri lu Carmine<\/em>, gialli e allungati, maturano per il 16 luglio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Terremoto del 23 luglio 1930<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questo terremoto interess\u00f2 tutta l\u2019Alta Irpinia, ma fu particolarmente distruttivo a Villanova e ad Aquilonia. Nel nostro paese ci furono 166 morti, 400 case crollate e 200 case lesionate, l\u2019intensit\u00e0 era del 9\u00b0-10\u00b0. Nel 1980 si \u00e8 ricordato il cinquantesimo anniversario della scossa del 1930 con l\u2019apposizione di una lapide commemorativa davanti al municipio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>26 luglio: Sant\u2019Anna<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A Villanova una variet\u00e0 di mele (medie e gialle) e una variet\u00e0 di pere (tondeggianti, dolci e profumate) sono dette <em>di Sant\u2019Anna<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>In un\u2019annata particolarmente arida, si ritiene che almeno per Sant\u2019Anna o per Santa Felicita possa piovere molto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#cdf4b3\"><strong>AGOSTO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Austo cap\u2019 ri vierno<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quanno chiove r\u2019austo, aglianich\u2019e musto<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nun sceglie femmen\u2019a la festa e nunn\u2019accatt\u00e0 pecure r\u2019austo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>5 agosto<\/strong> \u00e8 il giorno della <strong>Madonna della Neve.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In un passato non molto lontano,il 4 agosto si faceva la fiera del bestiame a via Pozzo e il giorno dopo era festa in paese. I festeggiamenti in onore della Madonna della Neve, per\u00f2, tanto tempo prima, erano fattiin contrada Titolo, nel fondo della famiglia Iorizzo, dove c\u2019era una chiesetta. Si organizzava una gara tra i bovari, <em>ual\u00e0ni<\/em>, e riceveva un premio chi di essi tracciava il solco pi\u00f9 dritto. Naturalmente c\u2019erano le luminarie e i fuochi pirotecnici; di sera si esibiva una banda musicale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>15 agosto<\/strong>: <strong>santa Maria Assunta<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 18 a.C. furono istituite, alle calende di agosto, le <em>Feriae Augusti<\/em>, le feste di Augusto; oggi il Ferragosto \u00e8 stato spostato alla met\u00e0 del mese e ormai ha perso il carattere pagano originario, legandolo alla celebrazione dell\u2019Assunzione al cielo della Madonna.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo giorno festivo, in passato, a Villanova, non si doveva assolutamente lavorare n\u00e9 pulire la casa, altrimenti sarebbero successe disgrazie in famiglia:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Manco la voccola rivota r\u2019ova<\/em> (Neanche la chioccia gira le uova che cova).<\/p>\n\n\n\n<p>Si racconta che una volta, mentre due mucche aravano proprio il 15 agosto, la terra si apr\u00ec sotto di loro e le inghiott\u00ec, e che mentre un gruppo di persone trebbiava <em>mmiezz\u2019a l\u2019aria<\/em>, sprofondarono tutti sotto terra insieme alla trebbiatrice.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima, entro il 15 agosto si doveva pagare l\u2019affitto (in genere in grano) ai proprietari terrieri.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>16 agosto<\/strong> i Villanovesi vanno a piedi a <strong>Flumeri<\/strong> dove si festeggia<strong> San Rocco<\/strong>. Nello spiazzo della chiesa di S. Rocco, si pu\u00f2 ammirare il <em>Carro<\/em>, trasportato l\u00ec il giorno prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>29 agosto<\/strong> si celebra la seconda festa annuale del patrono e protettore di Villanova, <strong>S. Giovanni Battista <\/strong>(questo \u00e8 il giorno della decollazione del santo), festa ora pi\u00f9 grande e pi\u00f9 importante di quella del 24 giugno; in suo onore si realizza un obelisco di paglia: il <strong>Giglio<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La denominazione Giglio, molto probabilmente deriva dalla <em>sagra dei Gigli di Nola<\/em>, gli otto maestosi campanili costruiti in onore di San Paolino e portati a spalla per la citt\u00e0. Secondo la leggenda, quando il vescovo Paolino fu imprigionato in Africa e poi liberato, di ritorno a Nola, fu accolto dal popolo festante con lanci di fiori, soprattutto gigli. Da l\u00ec l\u2019abitudine di chiamare gigli gli obelischi costruiti in ricordo del vescovo poi fatto santo e patrono di Nola, festeggiato il 22 giugno.<\/p>\n\n\n\n<p>La tradizione dei campanili di paglia si inserisce nell\u2019usanza abbastanza comune in Italia della costruzione di \u201cmacchine\u201d imponenti da far sfilare per le strade di una certa comunit\u00e0. Esse diventano una sfida, un simbolo di unit\u00e0, un mezzo che deve stupire e incutere rispetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Giglio di Villanova \u00e8 nato esclusivamente in rapporto alla festa di San Giovanni, ma la sua costruzione e traslazione possono essere considerate le fasi conclusive di tutto il lavoro richiesto dalla coltivazione del grano (del resto il nostro Giglio, in passato, era proprio fatto o con paglia o con spighe di grano).<\/p>\n\n\n\n<p>I primi Gigli del paese (se ne ha notizia a met\u00e0 Ottocento, ma non si sa quanto questa tradizione sia antica), piuttosto piccoli, alti al massimo un paio di metri, erano offerti in chiesa al santo patrono. Evidentemente l\u2019usanza prese presto piede, cos\u00ec le famiglie dei costruttori si misero a gareggiare per erigere il pi\u00f9 alto. Una foto che risale a poco prima del 1930, dimostra che c\u2019erano almeno 2 Gigli piuttosto alti, di cui uno un po\u2019 pi\u00f9 grande dell\u2019altro. Sembra che l\u2019obelisco un tempo pi\u00f9 famoso fosse di un certo Caniglia lo Scomunicato, poi quello dei Ciccone ebbe il vanto di essere il migliore, finch\u00e9 il Giglio dei Raffa divenne il pi\u00f9 alto.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019obelisco poggiava su di un carro di legno cos\u00ec come di legno era la struttura della costruzione, la cui <em>anima<\/em> consisteva in un lungo tronco di pioppo attorno al quale si lavorava. Coloro che si occupavano della sua realizzazione (il Giglio prima era steso a terra e poi innalzato con funi e puntelli) si riunivano nello spiazzo dell\u2019aia del Demanio e si riparavano dal caldo sotto un grande olmo.<\/p>\n\n\n\n<p>Vari pannelli di paglia di grano tenero e canne tagliate e incrociate tra loro formavano il rivestimento, di dimensione digradante verso la punta; i lavori pi\u00f9 artistici, realizzati con spighe o paglia, erano costituiti da intrecci <em>a trucinielli, a specchietti, a trecce e cu la paglia spaccata<\/em>.&nbsp; Di legno e paglia erano gli angioletti e i demoni situati nei vari piani, marionette che facevano parte della Rappresentazione del martirio di San Giovanni, legate a fili da cui erano messe in movimento quando il Giglio era collocato nel sito stabilito.<\/p>\n\n\n\n<p>A lavoro concluso, l\u2019obelisco, sorretto da 15 funi, era trainato da buoi attraverso un timone portante di legno di sorbo (inizialmente era trasportato a braccia; per quello dei Ciccone occorrevano 8 persone). Come avviene anche adesso, seguiva un percorso che si snodava per strade strette e in salita; infine era sistemato <em>sott\u2019a lu Ponte<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima del distruttivo terremoto del 1930 il tiro del Giglio era un rito compiuto ogni anno, poi ci fu una lunga pausa durata cinquantasette anni; la tradizione fu ripristinata nel 1986 grazie al sindaco Ottavio Silano e a molti \u201cvolontari\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>I nuovi <em>artigiani<\/em> decisero di servirsi, per il rivestimento esterno, solo di \u201c<em>gralito<\/em>\u201d, un\u2019avena selvatica, <em>Avena fatua<\/em>, molto comune nelle nostre zone, perch\u00e9 la mietitura con macchine non rendeva pi\u00f9 utilizzabile la paglia di grano. Il <em>gralito<\/em> \u00e8 anche pi\u00f9 semplice da lavorare per la sua duttilit\u00e0 e per l\u2019assenza di nodi nel gambo. Un legno molto solido costituiva la struttura portante, il carro era di ferro e il traino un trattore.<\/p>\n\n\n\n<p>Attualmente, viene rinnovato ogni anno parte del rivestimento esterno, fatto che rende il Giglio sempre diverso e originale. Rimane per qualche giorno nel sito prescelto (vicino alla chiesa) poi viene smontato.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche giorno prima del tiro, si fa l\u2019<em>alzata<\/em>, mentre la traslazione vera e propria avviene nel pomeriggio del 27 agosto: \u201c<em>S\u2019adda tir\u00e0 lu Giglio<\/em>\u201d. La persona che ha il compito di guidare il trattore che traina il Giglio si aggiudica quello che \u00e8 considerato un privilegio, partecipando ad una specie di gara nella quale vince chi fa la maggiore offerta in danaro. Il ricavato va nel fondo-cassa che serve alla gestione della cerimonia. Le 16 funi che reggono l\u2019obelisco, utili a garantirne ancora di pi\u00f9 la stabilit\u00e0 durante la traslazione, sono rette da chiunque voglia partecipare.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo la tradizione, se il Giglio dovesse cadere o spezzarsi, sarebbe di cattivo augurio per il paese. Si racconta a questo proposito che un signore, essendosi mostrato poco disponibile a facilitare il passaggio del Giglio (avrebbe dovuto tagliare i rami di alcuni alberi che ne ostacolavano il transito), divent\u00f2 immediatamente cieco appena una delle persone che reggevano le funi gli disse:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Nun viri che nun putim\u2019 pass\u00e0: puozz\u2019 j\u00ec cicato<\/em>!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La festa del 29 agosto aveva, ed ha ancora, un carattere sia religioso che civile.<\/p>\n\n\n\n<p>I riti religiosi consistono nella partecipazione alla messa e nella processione per le strade del paese. Le persone che in passato portavano il baldacchino, <em>lu palijo<\/em>, si sentivano onorate di farlo, anzi addirittura gareggiavano ed offrivano del danaro per aggiudicarsene il privilegio. Ancora adesso si dice: <em>Ch\u00e8, \u00ecj a pigli\u00e0 lu palijo?<\/em> per indicare una persona che ha fretta di far qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera del 29 si rappresentava con l\u2019intervento delle confraternite locali la morte del santo. Sullo sfondo di quadri dipinti che raccontavano la storia della decollazione, era inscenata, all\u2019inizio di via Ponte, una drammatizzazione, curata persino dall\u2019illustre medico di Paternopoli Salvatore De Renzi (rifugiatosi a Villanova per qualche tempo, per sfuggire alla polizia Borbonica) e dal famoso poeta Pietro Paolo Parzanese (imparentato con i Faratro), che per ben diciotto anni venne ogni 29 agosto a predicare.<\/p>\n\n\n\n<p>Le marionette collocate sul Giglio proprio per la rappresentazione, impersonavano la lotta tra il bene e il male: un angelo parlava al popolo delle virt\u00f9 del Battista e un altro angelo combatteva contro il diavolo.<\/p>\n\n\n\n<p>In passato, nel giorno della decollazione del santo, davanti alla chiesa di San Giovanni e sotto i tigli, si compiva anche un particolare <em>ballo<\/em> ordinato dal priore col permesso dell\u2019abate e poi del parroco seduto all\u2019altare del santo. Anche in questa occasione si benediceva il bestiame davanti alla chiesa, cos\u00ec fu istituita una pubblica fiera per il 28 agosto, ottenendone la sovrana autorizzazione nel 1809.<\/p>\n\n\n\n<p>La festa di <em>San Giuann\u2019 29<\/em>, in passato, era una delle pi\u00f9 attese dell\u2019anno liturgico e lavorativo, quella che consentiva di godere un meritato riposo o che offriva l\u2019occasione per sfoggiare il vestito appena comprato e fare nuovi incontri.<\/p>\n\n\n\n<p>A pranzo si mangiava la pancetta di agnello ripiena (di carne tritata, uova, formaggio, prezzemolo, sale e pepe), pasta fatta a mano e scarola con la carne di maiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#d7f2a1\"><strong>SETTEMBRE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Mo\u2019 se ne vene settembre<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>cu la fica moscia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>l\u2019uva ciangianiello si finisce<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e tu riesti cu li cannaruni lisci lisci.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>8 settembre: Nativit\u00e0 di Maria.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In passato questa giornata era tenuta in gran conto dai Villanovesi, molto devoti alla Madonna.<\/p>\n\n\n\n<p>I due detti seguenti:<em> \u201cSanta Maria statti bbuono patrone mijo\u201d <\/em>e <em>\u201cSanta Maria che ci pozz\u2019aiuta\u2019; chi nn\u2019ha finuto ri pah\u00e0 li riebbiti \u2018ncumincia di nuov\u2019a semin\u00e0\u201d<\/em> mettono in evidenza il fatto che per l\u2019otto settembre potevano scadere i contratti di lavoro o di affitto delle case.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#d7f2b4\"><strong>OTTOBRE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il<strong> 4 ottobre<\/strong>, giorno di <strong>S. Francesco<\/strong>, a Villanova erano seminate <em>le favolate<\/em>, cio\u00e8 i semi di una variet\u00e0 particolare di fave, piuttosto grandi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>7 ottobre: Madonna del Rosario.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La Chiesa, fin dal XVI secolo, volle onorare la Madonna del Rosario con una festa che fu istituita per commemorare la battaglia di Lepanto contro i Turchi, il 7 ottobre 1571. La vittoria della flotta cristiana della Lega Santa fu attribuita alla Madonna, la cui statua proprio in quel giorno era stata portata in processione dalle confraternite romane del Rosario.<\/p>\n\n\n\n<p>In passato tutto il mese di ottobre, a Villanova, era dedicato alla Madonna del Rosario. La statua della Madonna del Rosario della cappella omonima, annessa alla casa della famiglia Ciccone sita al <em>Paese Vecchio<\/em>, ogni primo ottobre era portata nell\u2019attuale chiesa dell\u2019Assunta, dove rimaneva per tutto il mese.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Primo marted\u00ec di ottobre: San Rocco.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>San Rocco \u00e8 stato scelto come protettore secondario di Villanova.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo giorno si fa festa in paese. Di mattina la banda suona per le strade e, come ogni marted\u00ec normale, si svolge il mercato. Naturalmente c\u2019\u00e8 la messa e, di pomeriggio, i fedeli partecipano alla processione con la statua del santo e la banda. Di sera, musica e fuochi pirotecnici.<\/p>\n\n\n\n<p>S. Rocco \u00e8 raffigurato insieme a un cane che ha in bocca un pezzo di pane. Secondo la leggenda, il cane di un patrizio di Piacenza port\u00f2 del cibo al santo che si era rifugiato in una capanna dopo aver contratto la peste, cos\u00ec per l\u2019intervento amorevole prima del cane e poi del suo padrone, San Rocco guar\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#def2bf\"><strong>NOVEMBRE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>A li santi si semmina pe\u2019 tutti li canti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il<strong> primo novembre<\/strong> \u00e8 il giorno di <strong>Ognissanti <\/strong>e il<strong> 2 novembre<\/strong> <strong>la Commemorazione dei Defunti<\/strong>, queste date sono la trasformazione in ricorrenze cristiane di un\u2019antica festa pagana: la celebrazione del Capodanno dei Celti. I Celti, nella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre, si recavano nei cimiteri e l\u00ec tra canti e libagioni attendevano il ritorno dei morti sulla terra. Sopravvivenza di questa festa pagana \u00e8, nei paesi nordici, la notte di Halloween.<\/p>\n\n\n\n<p>A Villanova di recente si \u00e8 diffusa l\u2019usanza di scavare e intagliare una zucca, quasi a forma di teschio, all\u2019interno della quale si accende una candela. \u00c8 messa fuori delle case durante la notte del 31 ottobre.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei primi giorni di novembre, secondo la credenza del Mondo Antico che voleva le leguminose sacre ai morti, perch\u00e9 le anime ne abitavano i baccelli, a Villanova si regalavano ai custodi del cimitero legumi e cereali; i bambini, il 2 novembre, recitando la \u201cstrufetta\u201d <em>Cicci cuott pe\u2019 l\u2019anima ri li muort, cicci crur pe\u2019 l\u2019anima ri li criatur<\/em>, chiedevano di porta in porta qualcosa in regalo (la parola <em>cicci<\/em>, se pure sembra riferirsi solo ai ceci, in realt\u00e0 indica tutti i legumi). Inoltre nello stesso periodo, ogni giorno e per una settimana, si andava a messa alle 4 del mattino e, in suffragio dei defunti, si offrivano al parroco sacchetti di legumi, distribuiti poi anche ai bisognosi<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il 2 novembre, qui da noi, non si seminano mai le fave, ma si possono spargere semi di grano.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>4 novembre<\/strong> si ricordano <strong>i Caduti<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1923, il Comune di Villanova, in base a una direttiva ministeriale, deliber\u00f2 di istituire un viale della Rimembranza in ricordo dei caduti della Prima Guerra mondiale. Cos\u00ec lungo via Costa delle Rose, la strada che porta al cimitero, furono piantati tanti \u201cornielli\u201d, ognuno dei quali era contraddistinto da una targhetta in ceramica con il nome di un soldato villanovese morto. Attualmente, di tutti quegli alberi sono rimasti due soli esemplari con nessuna targhetta-ricordo. In ogni caso, il 4 novembre, i Caduti di tutte le guerre sono ricordati nel nostro paese, presso il Monumento e lo spazio ad essi dedicato, con una cerimonia pubblica organizzata da Comune e Parrocchia; non molto tempo fa, era consuetudine invitare per l\u2019occasione personalit\u00e0 e banda militare, in genere quella dei bersaglieri.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019<strong>11 novembre<\/strong> \u00e8 giorno dedicato a <strong>San Martino<\/strong>, il cavaliere buono che divise il suo mantello per coprire un mendicante.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo la diffusissima credenza dell\u2019<em>estate di San Martino<\/em>, i giorni che vanno dal 9 all\u2019undici novembre, sono particolarmente miti (la neve, al contrario, \u00e8 annunciata a Villanova dall\u2019arrivo dei pettirossi).<\/p>\n\n\n\n<p>Qui da noi, \u00e8 chiamata <em>Santu Martin\u2019 <\/em>una farfalla notturna, ora quasi scomparsa, che proprio perch\u00e9 \u201csanta\u201d non \u00e8 n\u00e9 uccisa n\u00e9 scacciata (quando entra in casa); se la si trova gi\u00e0 morta, si preferisce lasciarla l\u00ec dov\u2019\u00e8 ed in generale si crede che porti fortuna.<\/p>\n\n\n\n<p><em>A Santu Martino lu must\u2019 addiventa vino; A Santu Martino lu maglio vatte la tina<\/em>, proverbi che attestano a Villanova la conclusione della vendemmia e della vinificazione.<\/p>\n\n\n\n<p>In passato nel nostro territorio, la vite era molto coltivata e si racconta che si produceva tanto vino che poteva essere buttato nelle cunette, impastato con la calce, usato al posto dell\u2019acqua nelle <em>citul\u00e8re<\/em> (strumenti di illuminazione ad acqua e carburo), dato da bere agli asini e dato in pasto ai maiali (mischiato con farina di mais o fave).<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, le bucce degli acini d\u2019uva, <em>la vinazza<\/em>, avanzo della spremitura, sono cibo gradito agli animali (se macinate e mischiate con farina di cereali), mentre i semi, <em>li gradd\u2019li<\/em>, vanno bene per piccioni e galline, se proprio affamati.<\/p>\n\n\n\n<p>Le botti un tempo erano talmente grandi da essere costruite direttamente nelle cantine e i compratori del nostro vino arrivavano addirittura dalla Puglia,<em> Lu vino buono si venne senza frasca<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Agli inizi del Novecento, il sig. Nicola Conte, enologo e titolare del locale Ufficio Postale, aveva una ditta di esportazione di vini e liquori e lui stesso produceva, tra i vini, il <em>Greco<\/em>, l\u2019<em>Aglianico<\/em>, il <em>Malvasia<\/em> e il <em>Cirasuolo<\/em>, e tra i liquori l\u2019<em>Amaro degli Schiavoni<\/em> e il <em>Liquore Streghetta<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>25 novembre: Santa Caterina. <\/strong>La festa civile si celebra con un <em>fal\u00f2<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Santa Catarinella o n\u2019acqua o na nevicella<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A Villanova le fave si seminano il 25 novembre a <em>Santa Catarina<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Le pere di <em>Santa Catarina<\/em>, maturano a novembre e sono verdi, dure e granulose.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#d6fab2\"><strong>DICEMBRE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Natale cu lu sol\u2019e Pasqua cu lu cippone<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Prima ri Natale n\u00e9 friddo n\u00e9 fame, roppo Natale, fridd\u2019e fame<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>8 dicembre: l\u2019Immacolata. <\/strong>La festa civile si celebra con un <em>fal\u00f2<\/em>; il giorno prima, a Villanova, era vigilia: non si mangiava carne, ma pasta fatta in casa e non condita.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Sulo roppo l\u2019otto dicembre calava l\u2019uoglio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A la Mmaculata l\u2019uogli\u2019 ha calato<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Le olive si raccoglievano dopo l\u2019Immacolata (ma era un po\u2019 tardi perch\u00e9 superavano il giusto grado di maturazione); erano ammucchiate per diversi giorni in sacchi, cos\u00ec finiva che si riscaldavano troppo e spesso ammuffivano. L\u2019olio estratto, in tal caso, sapeva di rancido.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, fortunatamente la produzione dell\u2019olio avviene secondo procedimenti e tecniche moderne, che ne assicurano la qualit\u00e0, si pensi ad esempio al Ravece, dal fruttato verde con un\u2019equilibrata nota di amaro e piccante.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>13 dicembre: Santa Lucia. <\/strong>La festa civile si celebra con un <em>fal\u00f2<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno prima, a Villanova, era vigilia e si seguivano le stesse regole del giorno dell\u2019Immacolata.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 13 dicembre <em>partono le calende.<\/em> In pratica, dal 13 in poi si considera ogni giorno come un mese dell\u2019anno: il 13 \u00e8 Gennaio, il 14 \u00e8 Febbraio, e cos\u00ec via. Il 24 dicembre corrisponde a Dicembre. Il giorno di Natale non si conta e si ricomincia dal 26, che \u00e8 di nuovo Dicembre, infatti ora si contano i mesi al contrario. Il conto si conclude il 6 gennaio che corrisponde proprio a Gennaio. Questa corrispondenza tra i giorni e i mesi serve per fare previsioni meteorologiche. Infatti, al clima reale del giorno corrisponderebbe il clima ipotetico del mese associato. I due mesi uguali che entrano nel computo, se corrispondono a giornate il cui clima reale \u00e8 in netta contraddizione, avranno un clima ipotetico che \u00e8 il risultato di una specie di media.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>14 dicembre: S. Giovanni del Colera.<\/strong> La festa civile si celebra con un <em>fal\u00f2.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La terza festa dedicata a San Giovanni cade il 14 dicembre, giorno in cui si ricorda a Villanova la cessazione di un\u2019epidemia di colera. Ma a quale epidemia si riferisce? A quella del 1837 o a quella del 1854? In effetti le leggende (o i miracoli) sono due.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" type=\"1\"><li>La statua di S. Giovanni dell\u2019omonima chiesa non usc\u00ec mai dalla sua nicchia finch\u00e9, per uno scoppio di entusiasmo popolare, suscitato da un certo sogno, ci furono degli audaci che la rimossero e la esposero, cosicch\u00e9 il colera che nel 1837 imperversava, immediatamente il 14 dicembre cess\u00f2.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Nel 1854, durante un\u2019epidemia di colera, i tanti Villanovesi che morivano erano seppelliti in fosse comuni, in localit\u00e0 <em>Gravizza<\/em>. Il 13 dicembre, San Giovanni apparve in sogno ad una vecchietta e le spieg\u00f2 come curare la malattia (vedi capitolo <em>Sturielle<\/em>), lei fece come il santo aveva chiesto e l\u2019epidemia cess\u00f2.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Ogni 14 dicembre, in ricordo di qualcosa che ha a che fare col colera e San Giovanni, si osserva ancora oggi una giornata di digiuno.<\/p>\n\n\n\n<p>In passato, il 14 dicembre si portavano in processione le reliquie del santo, poi si port\u00f2 solo la statua. Ora la processione non si fa pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>25 dicembre: Natale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A Villanova si dice che se si compiono lavori durante il periodo di luna crescente e se questo include la giornata di Natale, si avr\u00e0 un abbondante raccolto.<\/p>\n\n\n\n<p>La figura di Babbo Natale, dispensatore di doni, \u00e8 la trasformazione moderna e americana del culto di San Nicola che, a sua volta, rientrava nel processo di cristianizzazione delle antichissime feste legate al solstizio d\u2019inverno, presiedute a Roma da Saturno, il dio che offriva i suoi doni al cosmo che si rinnovava. A Villanova, la civilt\u00e0 contadina del passato non ha mai fatto suoi i personaggi di Babbo Natale o di San Nicola, con i risvolti consumistici che questo poteva comportare. Non \u00e8 certo cos\u00ec adesso.<\/p>\n\n\n\n<p>La notte della<em> Stella di Natale<\/em>, cio\u00e8 la vigilia di Natale, a Villanova si lasciava un ceppo acceso nel camino (ora si lascia una luce accesa in cucina) sia perch\u00e9 la Madonna doveva far asciugare le fasce per il Bambino sia per far riscaldare il piccolo Ges\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>La vigilia di Natale si mangiava:<\/p>\n\n\n\n<p><em>carduscielli, spirella e scagnozza<\/em>; <em>baccal\u00e0 \u2018ndurat\u2019e fritto<\/em> o <em>zuppa di cavolfiore, baccal\u00e0 e sedano<\/em>; <em>peperoni ripieni<\/em>; in ultimo, <em>zeppole<\/em>, <em>noci e<\/em> <em>castagne<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>A Natale si pranzava con:<\/p>\n\n\n\n<p>pasta fatta in casa (ad esempio <em>cavaijuoli<\/em>), pollo o tacchino al sugo, <em>piparuli chini<\/em>; dolci e frutta uguali al giorno prima.<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina di Natale, come a Pasqua, si preparavano delle <em>cuppatelle<\/em> da regalare a parenti, vicini di casa e persone in lutto; si riempivano con: baccal\u00e0, peperoni ripieni e zeppole.<\/p>\n\n\n\n<p>In generale le feste di Natale, oltre agli aspetti religiosi, offrivano (e in fondo offrono ancora) l\u2019occasione per grandi riunioni di famiglia, durante le quali si mangiava e ci si divertiva insieme.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paola E. Silano (tratto dal libro: Tra lingua, storia e folclore di Villanova del Battista) GENNAIO Quanno jennaro lu vole f\u00e0, pure li puorci face smurscinij\u00e0 6 gennaio: Epifania&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_mc_calendar":[],"footnotes":""},"class_list":["post-1240","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.parrocchiavillanovadelbattista.it\/site\/wpita\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1240","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.parrocchiavillanovadelbattista.it\/site\/wpita\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.parrocchiavillanovadelbattista.it\/site\/wpita\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.parrocchiavillanovadelbattista.it\/site\/wpita\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.parrocchiavillanovadelbattista.it\/site\/wpita\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1240"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.parrocchiavillanovadelbattista.it\/site\/wpita\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1240\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1242,"href":"https:\/\/www.parrocchiavillanovadelbattista.it\/site\/wpita\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1240\/revisions\/1242"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.parrocchiavillanovadelbattista.it\/site\/wpita\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1240"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}